A Trump l’accessibilità non piace ma a me sì
Un paio di settimane fa il «New York Times» ha pubblicato una lista di parole sgradite all’amministrazione Trump e la prima dell’elenco è un aggettivo, accessible, che ha subito attirato la mia attenzione.
Perché con l’anti-tempismo che mi contraddistingue, negli ultimi dodici mesi mi sono occupato proprio di accessibilità, avendo coordinato il progetto di conversione in formato Epub3 di una porzione consistente — 180 titoli — del catalogo dei marchi Ediciclo editore e Nuovadimensione.
Il punto di partenza (e di arrivo) è stato lo European Accessibility Act (EAA), direttiva dell’Unione europea approvata nel 2019 che mira a migliorare l’accessibilità di prodotti e servizi digitali — dall’informatica ai servizi bancari, dal commercio elettronico ai servizi di comunicazione, all’editoria — e che entrerà in vigore il prossimo 28 giugno 2025.
Un lavoro impegnativo e gratificante, che mi ha permesso di variare la mia routine professionale, di imparare molte cose nuove e sorprendenti — tra le quali predisporre le cosiddette «descrizioni alternative» di oltre mille immagini —, e di approfondire la conoscenza di alcune realtà preziose. Ne cito tre su tutte: eBookFarm e Edimill, i due affidabilissimi service che si sono occupati della conversione dei titoli in formato digitale ePub 3; e Fondazione Lia, che ne ha certificato il rispetto dei parametri di accessibilità.
Soprattutto grazie a loro, dal 15 marzo 2025 i cataloghi Ediciclo/Nuovadimensione accolgono l’ambiziosa sfida lanciata dall’EAA: eliminare le barriere che ostacolano l’accesso ai beni e ai servizi. E, nel nostro caso, alla lettura di un buon libro.